Tuesday 21 May 2019

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Casa di bambola

Ed eccoci alle prese con un secondo "disperso" di lusso. Dopo la visita della vecchia signora di Friedrich Dürrenmatt, questa volta la nostra attenzione si concentra su "Casa di bambola", capolavoro di Henrik Ibsen, autore considerato tra i padri del cosiddetto "teatro borghese" e della drammaturgia moderna.

Banco di prova per attrici di bella tempra, subisce un po' il peso dei cambiamenti sociali intervenuti (fortunatamente) dal 1879, anno della sua stesura e della prima rappresentazione, ad oggi. È anche vero, però, che da un lato i dislivelli tra uomo e donna non sono poi del tutto superati, dall'altro che comunque - togliendoci dall'universale e scendendo nell'individuale - Casa di bambola è il ritratto di una persona che mette in discussione se stessa e la propria vita: argomento decisamente senza tempo, se affrontato e approfondito nella maniera giusta.

L'autore
Nato a Skien, in Norvegia, il 20 marzo 1828, Henrik Ibsen era figlio di un commerciante di legname. Il fallimento dell'attività di famiglia lo costrinse però a lasciare gli studi (studierà poi medicina a Oslo) e a lavorare in una farmacia a Grimstad. La passione per la scrittura, però, era già al lavoro, tanto che nel 1849 l'allora 21enne Ibsen scrisse Catilina, il suo primo dramma.
Dopo essersi trasferito a Oslo per motivi di studio, mantenne il suo interesse per il palcoscenico. Nel 1851 fu nominato direttore del Norske Theater di Bergen e sei anni più tardi, dopo essersi perfezionato in scenografia, divenne direttore del Kristiania Norske Theater.
Anni fertili, quelli, anche sul versante della scrittura, con la composizione di alcuni testi.
Una prima svolta nella sua poetica si ebbe dopo la chiusura del Teatro di Bergen. Ibsen, infatti, partì per un viaggio in giro per l'Europa e visitò anche l'Italia, fermandosi tra l'altro a Roma (dove scrisse Brand nel 1866), a Ischia e Sorrento (dove compose Peer Gynt), che sarà poi musicata da Edvard Grieg.
Queste opere, risalenti al periodo "europeo", fanno parte della cosiddetta "fase romantica" del norvegese, così come la commedia La lega dei giovani e il dramma Cesare e il Galileo, del 1873. Il meglio del teatro di Ibsen rientra però nella successiva fase del teatro sociale. Ad aprirla è, nel 1877, I pilastri della società, cui fanno appunto seguito - due anni più tardi - Casa di bambola e ancora, tra gli altri, Gli spettri, Un nemico del popolo, L'anitra selvatica, Villa Rosmer, La donna del mare, Hedda Gabler e Il costruttore Solness, quest'ultimo del 1892.
Ibsen morì a Oslo il 23 maggio 1906, a 78 anni.

La trama
Nora, all'aprirsi del sipario, non sembra una donna, moglie da otto anni e madre, ma niente più che una bambina capricciosa, volubile e senza troppo sale in zucca. Al centro della sua esistenza c'è il marito, che però, d'un tratto, le appare per quello che è, con le sue fragilità e colpe. Quella che all'improvviso avviene in Nora è dunque una presa di consapevolezza del suo non-essere, sia come moglie e come figlia prima, sia come madre ora, mossa a piacimento dal marito Torvald nella sua casa di bambola, nulla più che una gabbia dorata (non a caso il marito la chiama allodola).
Resasi conto della drammatica situazione finanziaria nella quale versa il marito, Nora contrae un prestito falsificando la firma di suo padre e per questo è ricattata da Krogstad. Quando Torvald viene a conoscenza di quanto la moglie ha fatto, la sua unica preoccupazione è quella di perdere - a causa di ciò - la propria reputazione. Non si fa quindi scrupolo di dichiararsi pronto ad allontanare Nora, considerandola indegna di stargli vicino e di crescere i loro figli: il tutto senza la minima considerazione per le motivazioni che avevano spinto la moglie a quel gesto, ossia l'affetto nei suoi confronti.
Un'amica di Nora, che si dice pronta a sposare Krogstad, annulla la minaccia del ricatto. "Sono salvo!" è tutto quello che Torvald sa dire, pensando di tornare come se nulla fosse alla vita di sempre, moglie compresa. Ma a questo punto è Nora a non essere più quella di prima: se ne andrà, abbandonando marito e figli, per "riflettere col mio cervello e rendermi chiaramente conto di tutte le cose".

Note sul testo
A ispirare il personaggio di Nora fu la scrittrice Laura Kieler (1849 -1932), amica di Ibsen, che fu protagonista di una vicenda simile a quella narrata. Ora, che Ibsen stia dalla parte di Nora e delle donne in generale - appoggiandone il desiderio di autocoscienza - è abbastanza evidente. Di questa sua opera egli scrisse tra l'altro: "Ci sono due tipi di leggi morali, due tipi di coscienze, una in un uomo e un'altra completamente differente in una donna. L'una non può comprendere l'altra; ma nelle questioni pratiche della vita, la donna è giudicata dalle leggi degli uomini, come se non fosse una donna, ma un uomo". Insomma, uomini e donne sono diversi, non si capiscono e comunque, alla fine, è sempre l'uomo a decidere per tutti.
Della sua protagonista, Ibsen scrisse anche: "Depressa e confusa dalla sua fede nell'autorità, perde la sua fede nella sua correttezza morale e nella sua capacità di crescere i suoi figli. Una madre in una società contemporanea, proprio come certi insetti che fuggono e muoiono quando compiono i loro doveri nella propagazione della loro razza".
La presa di coscienza di Nora è forte, tanto da non lasciare attenuanti a Torvald, nemmeno quando si dice pronto a cambiare: e l'intoccabilità del matrimonio era già una regola senza eccezioni per la società vittoriana. Ma tanto anche da lasciare i suoi figli - cosa questa che, all'epoca, sembrò andare un po' troppo "in là" anche per molti progressisti. Ibsen fu addirittura costretto a cambiare il finale per poter rappresentare il suo dramma in Germania, perché l'attrice non voleva fare la parte di una donna del genere. "Casa di bambola - scrisse Ibsen in merito alle polemiche sollevate dalla sua opera, accusata di eccessivo femminismo - ha sollevato una fortissima reazione; le fazioni si fronteggiano bellicose; l'intera grossa tiratura del libro, 8.000 esemplari, è andata esaurita nel giro di due settimane e si sta già preparando una ristampa. Oggetto della contesa non è il valore estetico del dramma, ma il problema morale che pone. Che da molte parti sarebbe stato contestato lo sapevo in anticipo; se il pubblico nordico fosse stato tanto evoluto da non sollevare dissensi sul problema, sarebbe stato superfluo scrivere l'opera".

I personaggi
Nella sua versione originale, Casa di bambola richiede un cast di quattro donne e sette uomini. Ovviamente, ci vuole un'attrice di carattere, capace di dare la giusta stratificazione a un personaggio tanto complesso come Nora. Ma importante è anche il ruolo di Torvald, che deve essere una controparte all'altezza della protagonista.
Tra le Nora più celebri si possono ricordare Eleonora Duse, Lilla Brignone (nella foto), Giuliana Lojodice, Giulia Lazzarini, Ottavia Piccolo e Micaela Esdra. In tempi recenti l'ha interpretata Lunetta Savino. Interessante anche la versione firmata da Luca Ronconi, con Mariangela Melato: in scena entrambi i finali.

Lilla Brignone in "Casa di bambola", regia di G. Strehler (1951)Lilla Brignone in "Casa di bambola", regia di G. Strehler (1951)

Un assaggio
NORA - Tu non pensi e non parli come l'uomo di cui possa essere la compagna. Svanita la minaccia, placata l'angoscia per la tua sorte, non per la mia, hai dimenticato tutto. Ed io sono tornata ad essere per te la lodoletta, la bambola da portare in braccio. Forse da portare in braccio con più attenzione perché t'eri accorto che sono più fragile di quanto pensassi. Ascolta, Torvald; ho capito in quell'attimo di essere vissuta per otto anni con un estraneo. Un estraneo che mi ha fatto fare tre figli... Vorrei stritolarmi! Farmi a pezzi! Non riesco a sopportarne nemmeno il pensiero!
TORVALD - Capisco. Siamo divisi da un abisso. Ma non potremmo, insieme...
NORA - Guardami come sono: non posso essere tua moglie.
TORVALD - Ma io ho la forza di diventare un altro.
NORA - Forse, quando non avrai più la tua bambola.


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