Quanto sia stretto il legame tra opera lirica e teatro è inutile ricordarlo (anche se talvolta la recitazione di cantanti, uomini e donne, lascia un po’ a desiderare…).
Dagli aspetti più evidenti di questa “parentela”, relativi alla stessa messinscena delle opere, in tutto e per tutto analoga a quella di uno spettacolo di prosa, fino ai notevoli collegamenti letterali fra le due realtà, è insomma assodato ccome fra melodramma e teatro-teatro il passo sia brevissimo.
Nulla di strano, allora, nell’ospitare tra le pagine della nostra rivista teatrale un ritratto di due grandi dell’opera lirica, Giuseppe Verdi e Richard Wagner, molto lontani tra loro sul versante artistico ma per uno scherzo del destino legati indissolubilmente dall’essere nati entrambi nel 1813: un caso che li porterà il prossimo anno a doversi spartire gli onori del bicentenario.
Wagner, l’innovatore
Wilhelm Richard Wagner nacque a Lipsia il 22 maggio 1813, qualche mese prima, quindi, del suo collega italiano, che vide invece la luce a Busseto il 10 ottobre di quell’anno. Il “romantico” Wagner fu un riformatore del teatro musicale della sua epoca, incidendo profondamente – con la struttura delle sue composizioni – nell’evoluzione della musica classica e della musica in generale: ma si può tranquillamente andare oltre, arrivando a collegare il suo nome a certo metal e rock particolarmente aulico, sinfonico e possente. Autore di tutti i libretti della sue opere (a differenza della stragrande maggioranza degli altri compositori; non a caso fu anche poeta e scrittore), ebbe alla base della sua produzione il concetto di Gesamtkunstwerk (opera totale), tale cioè da rappresentare una sintesi fra le arti più diverse, da quelle letterarie a quelle musicali, da quelle visuali a quelle drammaturgiche. Su queste basi egli fece tra l’altro costruire un innovativo teatro, il Festspielhaus di Bayreuth, che doveva rispondere al meglio alle esigenze dell’evento spettacolare così come egli lo intendeva. A lui si deve tra anche la definitiva introduzione del “golfo mistico”, ossia la buca destinata all’orchestra, inserita per la prima volta nel Teatro di Besançon, progettato da Claude-Nicolas Ledoux intorno al 1780.
Tra le sue opere più note, Tannhäuser, Lohengrin, il ciclo L’anello del Nibelungo (L’oro del Reno, La Valchiria, Sigfrido e Il crepuscolo degli dei), Tristano e Isotta, I maestri cantori di Norimberga e Parsifal.
Morì a Venezia nel 1883.
Verdi, voce d’Italia
Giuseppe Verdi nacque nella Bassa Parmense (per la precisione a Roncole, frazione di Busseto) all’epoca sotto l’impero napoleonico, figlio di un oste e di una filatrice.
Il suo primo maestro fu Pietro Baistrocchi, l’organista del suo paese. Ebbe poi nel commerciante melomane Antonio Barezzi un generoso mecenate, che gli permise di proseguire gli studi. Fu sempre Barezzi a sostenerlo economicamente quando, nel 1832, si traferì a Milano, dove tentò ripetutamente di essere ammesso al Conservatorio, ma continuando comunque i suoi studi musicali. Nel 1836 sposò Margherita, figlia di Barezzi. Nel 1839 alla Scala fu rappresentata con discreto successo la sua prima opera, l’Oberto, Conte di San Bonifacio, su libretto di Antonio Piazza rivisto da Temistocle Solera.
Dopo l’Oberto fu la volta di Un giorno di regno, opera comica che fu però un fiasco, presumibilmente anche per il fatto di essere stata composta in un periodo in verità tragico per Verdi, che in un breve arco di tempo perse la moglie e i figli di appena un anno. Si risposerà nel 1859, dopo undici anni di convivenza, con Giuseppina Strepponi. Con Nabucco, scritto da Temistocle Solera, il ventò cambiò, aprendo a Verdi le porte di un successo destinato a durare nel tempo. Sperimentatore anch’egli, ma più legato alla tradizione del belcanto di quanto non fosse il contemporaneo Wagner, Verdi diede inoltre grande impatto drammatico alle sue opere, lavorando sia sui singoli personaggi che sul coro (basti pensare proprio al Va’ pensiero).
Innumerevoli le opere celebri di Verdi. Qualche titolo: Luisa Miller, Rigoletto, La traviata, I vespri siciliani, Un ballo in maschera, La forza del destino, Don Carlos, Aida, Otello e Falstaff . Morì a Milano il 27 gennaio 1901.
