Un uomo complesso, Enzo Duse. E, di pari passo, un autore ricco di sfumature e proprio per questo interessante, stimolante, per molti versi ancora da scoprire. È questo il ritratto di Enzo Duse (1901-1963) emerso nel corso del convegno a lui dedicato al Teatro Sociale di Rovigo, nel 50° anniversario della morte, per iniziativa dell’Associazione Culturale Minelliana con il patrocinio di Regione del Veneto, Provincia di Rovigo – Assessorato alla Cultura, Città di Venezia, Comune di Rovigo – Assessorato alla Cultura, Università di Ca’ Foscari – Venezia, Teatro Sociale di Rovigo e Fita Veneto, e con il contributo di Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo.
Aperti da un profilo biografico a cura di Luigi Contegiacomo dell’Archivio di Stato di Rovigo, il convegno su Duse è entrato nel vivo dell’approfondimento con Michelangelo Bellinetti, che si è soffermato sulla figura del Duse giornalista. Dopo una piacevole parentesi dedicata al Duse più privato (offerta dal figlio Sandro Duse e dal nipote Maurizio Bastianetto), di notevole spessore le relazioni dei docenti universitori e studiosi di storia del teatro Paolo Puppa, Roberto Cuppone e Piermario Vescovo.
Paolo Puppa ha analizzato con grande acutezza e profondità i modelli autoriali presenti nella scrittura teatrale di Duse, con particolare riferimento al cosiddetto “pirandellismo” diffuso in buona parte della drammaturgia coeva; il tutto proponendo puntuali riferimenti alle pagine delle sue opere e insistendo sulla necessità, da parte delle compagnie teatrali, di un attivo recupero non solo del repertorio dialettale di Duse ma anche e soprattutto di quello in lingua italiana, ricco di spunti interessanti.
Stuzzicante l’intervento di Roberto Cuppone, che ha unito l’analisi della produzione di Duse alla sua diretta e profonda conoscenza di quella di Eugenio Ferdinando Palmieri: tra i due – ha sottolineato lo studioso – un rapporto di profonda amicizia e di grande stima reciproca, segnata peraltro da qualche incomprensione circa la paternità di alcune opere, per le quali il Palmieri arrivò anche, sia pur non pubblicamente, ad accusare Duse di plagio o almeno di eccessivi riferimenti a suoi lavori.
La lingua nella drammaturgia di Duse e di Palmieri è stata invece al centro della relazione di Piermario Vescovo, che si è soffermato sull’uso della lingua italiana e di quella veneta nei rispettivi repertori, collocando le opere di entrambi nell’ambiente teatrale della loro epoca ed in quello attuale.
La relazione di Vescovo ha fornito il “la” a Luigi Lunari, drammaturgo e storico del teatro, che con la sua ben nota verve ha lanciato alcuni spunti di riflessione sul teatro in lingua locale – veneta, ma non solo – nel panorama teatrale di oggi. In particolare, Lunari ha invitato a ragionare sull’opportunità di stilare, a livello veneto, una sorta di “grafia convenzionale” valida per la nuova drammaturgia in lingua veneta. Un argomento sicuramente stimolante, sul quale il mondo amatoriale, con i suoi attivissimi autori di compagnia, potrà e dovrà trovare momenti di discussione: il prossimo sarà sicuramente quello del congresso di Fita Veneto in programma domenica 20 ottobre a Vicenza, dedicato proprio alla “pratica” della scrittura teatrale.
Ma che spazio ha riservato e continua a riservare il teatro amatoriale a Enzo Duse? A illustrare questo rapporto è stato il presidente di Fita Veneto, Aldo Zordan, che ha sottolineato come da sempre il teatro amatoriale sia l’unica realtà teatrale in grado di custodire e diffondere, accanto al repertorio degli autori maggiori, anche quello di artisti cosiddetti minori e di artisti che, come Duse, meriterebbero una maggiore attenzione. Zordan ha riportato i dati relativi alla programmazione di opere dell’autore rodigino dal 1989 ad oggi: dodici le compagnie attive in questo senso, con otto testi messi in scena in diverse edizioni e spesso per periodi di tempo molto lunghi. Interessanti anche i motivi che hanno orientato le varie formazioni nelle loro scelte, dal “materiale umano” a disposizione a motivazioni più squisitamente legate ai gusti personali dei registi; riconosciuta da tutti, comunque, la “facilità” dell’allestimento delle opere di Duse, in particolare di quelle in veneto, più frequentate, ben scritte e tali da rivelare la conoscenza diretta che Duse aveva della pratica scenica.
Il convegno si è chiuso con l’annuncio dell’ormai prossima riedizione delle “Commedie venete” di Duse (Minelliana Ed.), a cura di Piermario Vescovo e con una lettura scenica da Partita col morto di Duse affidata ad Antonello Nave ed Eugenio Nocciolini di Altro Teatro – Firenze.
