E’ stato pubblicato il numero di primavera di Fitainforma, il periodico illustrato di Fita Veneto. Ed è il momento di sottoscrivere o rinnovare il proprio abbonamento a questa bella rivista di 36 pagine a colori che in 28 anni di vita è cresciuta fino a diventare una finestra aperta sul teatro, spaziando da notizie relative all’attività della Federazione regionale ad approfondimenti sulla cultura teatrale in senso lato, con, in più, una ricca monografia collezionabile dedicata ad argomenti specifici.
In questo numero
Protagonista è naturalmente un ampio servizio dedicato alla cerimonia di premiazione del 26° Festival nazionale Maschera d’Oro. Ma in più, un servizio dedicato ai 100 anni della compagnia Teatro Veneto Città di Este, con un’intervista al regista Stefano Baccini che spiega scelte e progetti della formazione atestina. E ancora, zoom su una coppia simbolo del cabaret italiao: Cochi e Renato, tornati di recente sul palcoscenico. Quanto alla monografia, nel 24° inserto si parla di teatro (in) tedesco: da Roswhita a Süskind tra volti noti e sconosciuti, tra romanticismo e teatro epico.
Abbonarsi è facile
Per abbonarsi ai quattro numeri annuali bastano 10 euro appena. Un piccolo gesto carico di significato: si legge una rivista che parla della nostra passione e si sostiene il teatro amatoriale. Ecco il modulo da compilare e inviare a Fita Veneto:![]()
L’Editoriale
Ad aprire Fitainforma è, come sempre, l’Editoriale del presidente di Fita Veneto. Lo pubblichiamo in anteprima.
Fita, essere iscritti ha un significato.
Ricordiamocelo (dirigenti compresi)
di Aldo Zordan, presidente regionale F.I.T.A. Veneto
Cari Amici,
si è appena concluso il Festival Maschera d’Oro, ed è sempre un piacere parlarne, visto che si tratta di uno dei fiori all’occhiello della nostra attività come Fita Veneto, specie quando la qualità delle proposte e la partecipazione del pubblico siano ai livelli altissimi di quest’ultima edizione. Se infatti l’anno scorso avevamo sottolineato l’assoluta bellezza, varietà e valore delle compagnie e degli allestimenti presentati, davvero quest’anno dobbiamo dire che il Festival ha superato se stesso, con sette spettacoli da 10 e lode sia per lo spessore dei testi – ma in quale rassegna trovate due lavori di Goldoni, un Anouilh, un Miller e tre contemporanei di questa levatura? – sia per il livello interpretativo degli attori. Insomma, a vedere questo bel teatro non si può che essere fieri del lavoro quotidiano portato avanti dalle nostre compagnie, che sul palcoscenico sanno dare il meglio di sé con serietà, sacrificio e determinazione.
Ma se i risultati di questa 26ª Maschera d’Oro ci riempiono di soddisfazione, non altrettanto possiamo dire guardando ad altri versanti della nostra attività. Mi riferisco – come sempre, purtroppo – allo scarso sentimento di appartenenza con il quale molti iscritti – e molti rappresentanti in primis – vivono il loro essere parte della Fita.
Partecipazione: mettiamo in circolo le idee, parliamo, confrontiamoci
Non so dire quante volte, nel corso degli anni, ho segnalato con allarme questa indifferenza, ma ancora una volta sento il dovere di tornare a richiamare tutti – singoli iscritti e rappresentanti – sulla necessità di riflettere sul significato del far parte della Federazione e su ciò che questa appartenenza comporta.
Fita è utile per quanto riguarda il disbrigo delle incombenze burocratiche, per la copertura assicurativa, per la liberatoria Inps (ex Enpals) e via dicendo. Anzi utilissima, persino indispensabile per chi voglia essere in regola e quindi operare con tranquillità. Ma c’è di più, molto di più. Far parte della Federazione significa poter costruire insieme un mondo di idee, progetti, cambiamenti. Significa poter entrare in una rete di esperienze, competenze, saperi condivisibili e arricchenti per tutti. Significa poter dare il proprio contributo al teatro di oggi e di domani. In che modo? Partecipando. Presenziando alle occasioni di incontro, alle riunioni, ai corsi, agli eventi. Facendo sentire la propria voce, esponendo le proprie idee, dando suggerimenti, lanciando proposte. Per farlo basta andare alle riunioni del proprio Comitato, fare un colpo di telefono al proprio rappresentante provinciale, inviare una e-mail. Avete un’idea? Vorreste lanciare una proposta? Parlate. Ovvio: siamo in tanti e non è detto che si sia sempre tutti d’accordo sull’opportunità di fare o non fare una certa cosa; ma intanto ci si confronta, si mette in circolo un’idea e magari da quell’idea ne nasce un’altra e poi un’altra e un’altra ancora, e da lì un progetto e infine un risultato. Ma bisogna esserci. Bisogna partecipare.
E se questo vale per tutti noi come iscritti, tanto più vale per chi si è assunto la responsabilità – sottolineo: responsabilità – di essere un rappresentante. L’ho detto mille volte e lo ripeto: nessun medico ci ha costretti a diventare dirigenti. È stata una nostra scelta consapevole e come tale va portata avanti, per rispetto nei confronti di quanti hanno avuto fiducia in noi e ci hanno dato il loro voto. È un sacrificio, certo: ma lo sapevamo. Ma è anche una grande occasione per fare qualcosa di costruttivo, per dare un valore aggiunto al nostro amore per il teatro. Partecipare è un diritto e un dovere. Soprattutto per noi.
