Pieno successo per il congresso di Fita Veneto, svoltosi domenica 20 ottobre a Vicenza. Centro Congressi di Confartigianato affollato e vivo interesse per un argomento di notevole presa sul mondo teatrale quale “Scrivere per il teatro – Il testo teatrale: istruzioni per l’uso”, che ha visto confrontarsi drammaturghi, autori di compagnia e traduttori, allargandosi poi al punto di vista della critica di settore e affrontando anche il complesso tema dei diritti d’autore e dei rapporti con la Siae.
Aperto dai saluti dell’on. Alessandra Moretti, a lungo vicesindaco e assessore ai Giovani e all’Istruzione del Comune di Vicenza, del presidente del Teatro Stabile del Veneto Angelo Tabaro, di Valter Casarotto in rappresentanza di Confartigianato Vicenza e del presidente della Fita nazionale Carmelo Pace, il convegno ha subito mantenuto fede al suo voler essere un’occasione per entrare “praticamente” nel mondo della scrittura teatrale, raccogliendo esperienze e consigli da parte dei relatori. Ecco allora Luigi Lunari raccontare la genesi di alcuni suoi testi: fra questi, “Tre sull’altalena”, nato per una scommessa con alcuni amici sulla possibilità di scrivere in cinque giorni un testo che non dicesse assolutamente nulla; “scommessa non vinta – ha ricordato l’autore – perché dopo cinque giorni avevo scritto solo due atti e perché non sono riuscito… a non dire nulla”. Una strada unica per la scrittura teatrale? Non esiste, ha concluso Lunari, perché ognuno ne ha una personale. La sua, ad esempio, prevede una lunga sedimentazione di idee e informazioni che poi escono quando l’occasione le richiama alla mente. Di certo, però, un consiglio d’oro c’è: “Studiare la drammaturgia di tutti i tempi: quando hai gli strumenti, superi qualsiasi ostacolo, come un atleta ben allenato”.

La scrittura in lingua veneta è stata invece al centro dell’intervento di Roberto Cuppone, che si è riferito in particolare alla sua esperienza di autore per Gigi Mardegan, noto attore trevigiano. La genesi di lavori come “Mato de guera”, “La ballata del barcaro” e “Diexe franchi de aqua de spasemo” è stata illuminante soprattutto per comprendere come il “dialetto” debba trovare una sua giustificazione che vada al di là di uno sterile “come eravamo”. Ad un uso del “dialetto” contemporaneo e non autoreferenziale ha invitato anche Antonio Stefani, giornalista e traduttore di testi in lingua veneta: da lui pure lo sprone ad osare, a trattare testi anche classici come “strumenti di servizio” da plasmare secondo le proprie esigenze, senza timori reverenziali.
Il punto di vista dell’autore di compagnia è invece venuto da Donato De Silvestri. Le regole d’oro di questo tipo d’autore? Conoscere le esigenze del teatro e della compagnia, non confondere popolare con grossolano e, soprattutto, divertirsi. Perché un buon testo è fondamentale, ha sottolineato il critico Sergio Garbato, invitando il mondo amatoriale ad evitare stereotipi e mode. Gli autori, infine, considerino l’effettiva convenienza di iscrivervi (o meno) alla Siae, ha sottolineato Giunio Lavizzari, esperto Fita per i rapporti con la Siae: una realtà che – ha insistito il relatore – dovrebbe aggiornarsi e superare certe anomalie, soprattutto sul fronte della tutela.
In apertura di incontro, Aldo Zordan, presidente di Fita Veneto, ha presentato la 27a edizione dell’annuario Fitainscena, repertorio delle compagnie iscritte alla Federazione regionale.
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